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Ungulati e mammiferi: biologia, ecologia e gestione faunistica

Indice dei contenuti

Ungulati e mammiferi: biologia e gestione faunistica

Introduzione agli ungulati come gruppo funzionale

Gli ungulati costituiscono un gruppo centrale negli ecosistemi terrestri: rappresentano sia una componente chiave della fauna selvatica sia un elemento di forte interazione con le attività antropiche. In Italia e in Europa gli ungulati più noti includono il cinghiale (Sus scrofa), il capriolo (Capreolus capreolus), il cervo, il daino e il muflone. Questi mammiferi hanno caratteristiche biologiche e comportamentali comuni che ne determinano il ruolo ecologico, ma presentano anche differenze importanti che condizionano le strategie di gestione faunistica.

Caratteristiche biologiche generali dei mammiferi ungulati

Gli ungulati sono mammiferi erbivori o onnivori con variazioni nella struttura dentale, nell’apparato digerente e nelle specializzazioni locomotorie. Le caratteristiche importanti comprendono:
– dentatura adattata alla triturazione della vegetazione,
– arti con zoccoli per la corsa e la stabilità su terreni diversi,
– elevata capacità di adattamento agli ecosistemi forestali, agricoli e montani.

Anatomia e fisiologia funzionale

L’anatomia degli ungulati riflette l’adattamento alla fuga dai predatori e all’acquisizione di risorse. Lo scheletro è robusto, con arti lunghi e zoccoli. L’apparato digerente può essere monogastrico (es. cavallo) o ruminante (es. cervidi, bovidi), con notevoli differenze nella digestione della fibra. La fisiologia riproduttiva varia per periodo di ciclo, fenomeni di poliestrìa o monoestria stagionale e strategie riproduttive che influenzano la dinamica delle popolazioni.

Comportamento sociale e uso dello spazio

Molti ungulati hanno organizzazioni sociali flessibili: solitari o in gruppi più o meno stabili. Il comportamento territoriale, i corridoi di migrazione stagionale e l’utilizzo di aree di alimentazione e rifugio sono essenziali per comprendere la distribuzione delle popolazioni e definire misure gestionali efficaci.

Riproduzione, crescita e dinamiche di popolazione

La conoscenza della biologia riproduttiva è fondamentale per la gestione. Parametri chiave includono il tasso di natalità, la sopravvivenza giovanile, l’età di prima riproduzione e la mortalità naturale. Il cinghiale, per esempio, raggiunge la maturità sessuale precocemente e ha una forte capacità riproduttiva, con cucciolate multiple e alti tassi di sopravvivenza in assenza di predazione intensa. Questo comporta una rapida crescita di popolazione in condizioni favorevoli.

Fattori che influenzano la dinamica

– disponibilità di risorse alimentari e stagionalità,
– predazione e mortalità naturale,
– malattie infettive e parassitosi,
– pressioni antropiche come caccia, urbanizzazione e modifiche ambientali.

Specie principali in Italia: biologia e problematiche

Cinghiale (Sus scrofa)

Il cinghiale è una specie estremamente adattabile, onnivora, con ampia plasticità comportamentale. Negli ultimi decenni ha mostrato un’espansione demografica e geografica in molte aree europee. Le cause includono cambiamenti negli habitat, disponibilità di risorse agroalimentari e gestione faunistica. I conflitti più rilevanti riguardano i danni alle colture, incidenti stradali e competizione con altre specie selvatiche.

Biologia e riproduzione del cinghiale

La femmina (la scrofa) può partorire più di una cucciolata all’anno in condizioni favorevoli; l’alta prolificità rende necessaria una gestione intensiva per contenere gli impatti.

Capriolo (Capreolus capreolus)

Il capriolo è un ungulato di taglia media, ruminante, con un forte legame agli habitat di margine bosco-aperto. Presenta stagionalità riproduttiva marcata e comportamenti di marcatura territoriale. È sensibile alla frammentazione del territorio e all’alterazione degli habitat di sottobosco.

Cervo, daino e muflone

Cervo e daino occupano nicchie ecologiche simili ma con differenze nella dieta e nel comportamento sociale. Il muflone, introdotto in molte aree, può competere con le specie autoctone e alterare la vegetazione attraverso il pascolo intensivo.

Gestione faunistica: principi, obiettivi e strumenti

La gestione faunistica degli ungulati si propone obiettivi multipli: conservazione delle popolazioni, riduzione dei conflitti con l’agricoltura e la sicurezza stradale, controllo delle malattie, tutela della biodiversità e mantenimento degli equilibri ecosistemici. Gli strumenti sono di natura normativa, tecnica ed ecologica.

Monitoraggio e valutazione delle popolazioni

Metodi di monitoraggio includono:
– conteggi diretti e indagini con binocoli o termocamere,
– conteggi notturni,
– fototrappolaggio,
– conteggio delle tracce e del pellet,
– analisi genetiche da materiale non invasivo.

La stima accurata della densità e della struttura di popolazione è la base per programmare interventi di prelievo o misure conservative.

Controllo numerico e prelievo venatorio

La regolazione delle popolazioni di ungulati avviene spesso tramite piani di prelievo venatorio, catture selettive e, in casi specifici, sterilizzazione o riduzione della natalità. La definizione di quote e periodi di caccia deve basarsi su dati scientifici per essere sostenibile. Per specie come il cinghiale può essere necessario ricorrere a interventi mirati in aree periurbane e agricole.

Caccia selettiva e gestione sostenibile

La caccia selettiva cerca di intervenire sulla struttura per età e sesso della popolazione, limitando l’eccessiva predazione sui giovani e modulando la capacità riproduttiva. È fondamentale un coordinamento tra ATC (Ambiti Territoriali di Caccia), cacciatori e istituzioni.

Mitigazione dei danni e strategie di prevenzione

Per ridurre i danni alle coltivazioni e agli allevamenti si adottano misure preventive:
– recinzioni elettriche o passive,
– sistemi di deterrenza visivi e sonori,
– colture protette o rotazione delle colture,
– gestione del territorio per ridurre le risorse alimentari che attraggono gli ungulati vicino alle aree agricole.

Gestione delle interazioni uomo-fauna e sicurezza stradale

La presenza di grandi popolazioni di ungulati incrementa il rischio di incidenti stradali; interventi possibili includono:
– cartellonistica e limiti di velocità in tratti sensibili,
– corridoi ecologici e sottopassaggi faunistici,
– dissuasori e barriere strategiche.

Conservazione, biodiversità e vetustà degli ecosistemi

Gli ungulati svolgono ruoli ecosistemici importanti: pascolo, dispersione di semi, attività di smuovere il suolo e interazioni trofiche. Tuttavia, densità eccessive possono degradare habitat forestali e praterie, ridurre la biodiversità floristica e compromettere gli stadi giovanili degli alberi. La gestione conservativa deve cercare un equilibrio tra funzione ecologica e impatti negativi.

Restauro degli habitat e azioni di habitat management

Azioni pratiche includono:
– riforestazione con specie autoctone resistenti al pascolo,
– protezione delle aree di rinnovazione naturale con recinzioni temporanee,
– gestione della vegetazione per favorire la biodiversità.

Malattie, sanità faunistica e problematiche sanitarie

Gli ungulati possono essere vettori o serbatoi di malattie che interessano la fauna domestica e l’uomo, come la peste suina africana (PSA) nel caso del cinghiale, la brucellosi, la tubercolosi e parassitosi gastrointestinali. Il monitoraggio sanitario è una componente essenziale della gestione.

Prevenzione, sorveglianza e interventi sanitari

Misure sono:
– sorveglianza sanitaria passiva e attiva,
– protocolli di campionamento e analisi laboratoristiche,
– controllo dei contatti con il bestiame,
– vaccinazioni in situazioni circoscritte (dove tecnicamente ed eticamente possibile).

Metodi tecnici di gestione: recinzioni, catture e sterilizzazione

Gli approcci tecnici vanno dalla gestione fisica con recinzioni alla cattura per trasferimento o abbattimento selettivo, fino a tecniche di riduzione della fertilità. Ogni metodo ha vantaggi e limiti, costi e implicazioni etiche.

Recinzioni e barriere

Le recinzioni possono proteggere aree agricole o zone di riforestazione, ma sono costose e richiedono manutenzione. Devono essere progettate per impedire passaggi sotterranei o i guadi in condizioni critiche.

Cattura e spostamento

La cattura con gabbie e il trasferimento sono operazioni logistiche complesse e soggette a normative rigide. Lo stress per gli animali e la possibilità di introdurre specie in ambienti non idonei sono problematiche da valutare.

Tecniche di controllo della natalità

La sterilizzazione chirurgica o chimica si utilizza in contesti molto specifici (aree urbane) ma presenta costi elevati e difficoltà operative su larga scala.

Aspetti normativi e partecipazione socio-ecologica

La gestione faunistica è regolata da normative nazionali e regionali che definiscono il territorio di competenza, le quote di prelievo, i periodi di caccia e le misure di contenimento delle specie problematiche. Il coinvolgimento degli stakeholder — agricoltori, cacciatori, amministrazioni locali, associazioni ambientaliste — è cruciale per l’accettabilità sociale delle misure.

Ruolo della formazione e dell’informazione pubblica

Campagne di informazione e programmi di formazione per i gestori e per il pubblico (es. riduzione del rischio di conflitti, comportamento in presenza di ungulati) contribuiscono a una convivenza più efficace.

Strategie integrate per una gestione sostenibile

La gestione efficace dei mammiferi ungulati richiede piani integrati che combinino:
– monitoraggio scientifico continuativo,
– misure di prevenzione per i danni agricoli,
– piani di prelievo basati su dati demografici,
– interventi di habitat management e restauro,
– politiche di gestione adattativa basate su risultati e feedback.

Adaptive management e uso dei dati

L’approccio di adaptive management implica la definizione di obiettivi misurabili, l’implementazione di azioni, il monitoraggio degli outcome e la revisione delle strategie in base ai risultati. L’uso di dati provenienti da fototrappole, genetica, segnalazioni pubbliche e analisi di mortalità aumenta l’efficacia delle decisioni.

Conflitti emergenti e scenari futuri

Cambiamenti climatici, urbanizzazione e trasformazioni del paesaggio agricolo stanno modificando la distribuzione e il comportamento degli ungulati. È probabile l’aumento di conflitti nei prossimi anni: serve un coordinamento territoriale più efficace, l’adozione di misure preventive e una visione a lungo termine per conciliare conservazione, attività economiche e sicurezza.

Azioni pratiche consigliate per i gestori locali

– istituire un programma di monitoraggio standardizzato,
– definire e aggiornare piani di gestione basati su dati recenti,
– promuovere la partecipazione degli agricoltori e la condivisione di costi per recinzioni e deterrenti,
– implementare azioni di sensibilizzazione e formazione per cittadini e operatori,
– collaborare con i servizi veterinari per la sorveglianza sanitaria.

Conclusioni

La gestione degli ungulati è una sfida multidimensionale che richiede conoscenze biologiche, capacità operative e strumenti normativi e socioeconomici. Comprendere la biologia dei mammiferi, monitorare le popolazioni e adottare strategie integrate e adattative rappresenta la via più efficace per conciliare la conservazione della biodiversità con la riduzione dei conflitti e la tutela delle attività umane. Un processo partecipato e basato su evidenze scientifiche consente di ottenere risultati duraturi e sostenibili nel tempo, riducendo gli impatti negativi e valorizzando il ruolo ecologico degli ungulati nel paesaggio.

Parole chiave per la ricerca e il recupero dell’articolo

ungulati, mammiferi, cinghiale, capriolo, gestione faunistica, conservazione, monitoraggio, caccia sostenibile, danni alle colture, sanità faunistica

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